Profumo di mandorla e ricordi

Profumo di mandorla e ricordi

“Era inevitabile: l’odore di mandorle amare gli ricordava sempre il destino dei suoi amori contrastati.” 

Cit. G.G.Marquez

 

La parola “mandorla”  proviene dal latino “Amygdalus”, diversi studiosi ritengono essere il nome frigio della greca Cibale, che significherebbe la grande madre. Si narra che il mandorlo nacque dal sangue di quella dea, personificante la terra che produce. Il mandorlo appartiene all’elegante famiglia delle Rosacee, la prima pianta a svegliarsi dal sonno invernale e con i suoi fiori annuncia il ritorno della primavera, e produce un frutto protetto gelosamente in un guscio: la mandorla. Così piccola e così letale, così dolce e così amara. Dalla mandorla si estraggono sia l’olio essenziale di mandorle dolci, sia quello di mandorle amare… ed è proprio quest’ultimo ad affascinare ed ipnotizzare con il suo avvolgente e delicato odore, e alla fine avvelenare. Basta assumere un cucchiaino e mezzo di olio di mandorle amare al giorno per condurre alla morte.

Blooming is vernal.

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Vi racconto un’altra storia:

“Gli antichi Greci narravano che Fillide, una principessa Tracia, incontrò Acamante, figlio di Teseo, sbarcato nel suo regno per una sosta durante la navigazione verso Troia. I due giovani, si innamorarono perdutamente, ma Acamante fu costretto a proseguire con gli Achei per combattere nella guerra di Troia. La giovane principessa, dopo aver atteso dieci anni che finisse la guerra, non vedendo tornare il suo amore dalle navi vittoriose si lasciò morire per la disperazione. La dea Atena, commossa, decise di trasformare Fillide in uno splendido albero di mandorlo. Acamante, che in realtà non era morto, quando seppe che Fillide era stata trasformata in albero abbracciò Fillide-pianta, che per ricambiare le carezze fece prorompere dai suoi rami fiori anziché foglie. Quell’abbraccio si ripete ogni anno a primavera.”

La mandorla come l’amore che ammalia, induce ad assaporarne il profumo che viene quasi sussurrato come un respiro. E alla fine i ricordi escono a fiotti, come se i freni non esistessero più. Come se nient’altro in quel momento fosse così importante come quell’odore. Fa tornare bambini, fa pensare ai dolcetti proibiti…fa pensare ai momenti in famiglia, dove il concetto di famiglia in quel momento stava ancora formandosi dentro. Come quando la mandorla si protegge nel guscio, e romperla diventa sempre più difficile. Più complicato. Quasi impossibile. Potrebbe essere l’odore delle nostre paure più nascoste o quello della bambina che impaurita da un temporale corre sotto le coperte, e si protegge. Forse quello che dovremmo capire veramente è che proteggersi troppo fa male, come troppo olio di mandorla amara. Che privarsi del dolore alla fine fa soffrire come se avessimo tante ferite aperte. Dovremmo tenere a mente che come la mandorla può uccidere, respirarne a narici piene il profumo invece fa vivere e rivivere ancora.

Siamo bellezza che nasce e rinasce, dovremmo respirare l’amaro con moderazione ma respirarlo. Prenderci tutta la vita che sta nelle braccia e tenerla stretta, ogni giorno come se le braccia dovessero schiudersi. E potremmo annusare un po’ di profumo di mandorla quando ci sentiamo spaesati dalle esperienze, in un giorno piovoso e grigio, da proteggere.

 

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