Quando il dito indica il cielo, l’imbecille guarda il dito. – Figuriamoci il naso.

Quando il dito indica il cielo, l’imbecille guarda il dito. – Figuriamoci il naso.

Manchiamo spesso di buon senso. Latitiamo nelle relazioni. In una società come la nostra, dove le città hanno sostituito le case, la famiglia è diventata una rete sociale nell’etere, la comunicazione è fluida ed estemporanea, siamo ancora in grado di riconoscere quali messaggi assorbire veramente? Catturare il messaggio nascosto dietro alle esperienze, a quello che ci accade intorno. E se ci cadesse sulla testa, come una tegola, il principe azzurro, saremmo in grado di riconoscerlo e non scambiarlo per un idiota che tenta di caderci addosso provando a volare?

Guardare con gli occhi che abbiamo ora è estremamente facile ed estremamente complicato allo stesso tempo. È ovvio stabilire se un paio di scarpe in vetrina sono favolose ma quante di loro viste da molto vicino, o appena prese in mano, varranno il prezzo e l’abbaglio? Siamo vittime o siamo parte integrante di questo sistema-vetrina-virtuale-in tempo reale?

Potremmo servirci di diversi mezzi per orientarci in questo sistema travolgente e pieno di lustrini. Un po’ come vivere negli anni ’80 senza la cotonatura e le spalline imbottite. Sentire un sottile glamour di paillettes, percepirlo appena e farne un mood. Uno stile di vita.
Come comunichiamo adesso? Se nell’era precedente alla depilazione era il nostro naso a portarci da una parte piuttosto che dall’altra, oggi utilizziamo questo senso prevalentemente per dare un messaggio, di noi, al mondo che ci circonda. I profumi, gli odori che scegliamo di sentire e quelli che scegliamo per gli altri. Gli odori sono diventati un mezzo di espressione condotto e in alcuni casi anche uno strumento subdolo per abbindolare.  Cos’è che usiamo al posto del naso?

Attorno a noi abbiamo una serie infinita di canali di comunicazione e di collegamento con altre persone, altre realtà, opportunità professionali e di vita. Siamo cambiati e stiamo cambiando. Ma si tratta veramente di evoluzione? Io preferisco chiamarlo cambiamento, quello che ci induce a modificare le nostre abitudini ed il nostro modo di pensare. Possiamo avere nuove possibilità semplicemente aprendo un computer, improvvisarci in qualcosa, quello che non siamo…abbiamo la conoscenza a portata di click, e l’arguzia di scegliere il momento giusto ed il modo giusto di comunicarlo.

È giusto considerarlo un mondo di apparenza? No, perché tutto è pieno strabordante di contenuti, la cosa che differenzia è che sono a portata di tutti in ogni momento. Modificabili, assorbibili, interpretabili. Creiamo nuovi contenuti ogni secondo che passa come fantasticare ad occhi aperti. Ci confrontiamo, ci apriamo, ci screditiamo, cresciamo. Quindi mi chiedo, è giusto considerare il nostro ‘nuovo’ naso una bussola con infiniti punti cardinali verso i quali dirigerci? E una volta raggiunti, saremo soddisfatti di questa perenne ricerca senza fine?

 

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