QUANDO ODORI E IMPRESA SI INCONTRANO: INTERVISTA AD ANGELA LAGANÀ

QUANDO ODORI E IMPRESA SI INCONTRANO: INTERVISTA AD ANGELA LAGANÀ

Quando si dice che l’olfatto è uno dei sensi più sottovalutati è vero, quando lo si definisce un settore di mercato effimero è vero, quando si dice che fare business con l’olfatto è impossibile qui si incontra la donna che con l’olfatto ha creato un’impresa. Angela Laganà.
La Dott.ssa Laganà fondatrice del suo brand omonimo porta avanti un grandissimo progetto. La sua azienda svolge un’attività di ricerca e sperimentazione su estratti, materie prime e conseguentemente profumazioni che andranno poi ad essere ‘cucite’ ad hoc su concept olfattivi e cosmetici e prodotti private label per brand di fascia lusso. I settori  sono il cosmetico, estetico, sport, fitness e parafarmaceutico. Ma la creatività di questa imprenditrice non si ferma!
Trovandomi a tu per tu con lei, nel suo mondo, l’ho lungamente (davvero grazie per la pazienza!) intervistata per voi.
– Signora Laganà la sua azienda fa impresa con il mondo olfattivo si può sommariamente dire, come questi progetti possano essere più concreti?

Principalmente lavoriamo con le case di moda o con boutique di alto livello. Realtà solide che appunto richiedono concetti olfattivi ad hoc. Ad esempio per questo Pitti 2014 per quanto riguarda l’uomo abbiamo studiato un concept olfattivo che non si ferma alla fragranza, abbiamo studiato anche il packaging dandogli finiture molto particolari. A parte il logo olfattivo ricreato su misura, cerchiamo di curare l’immagine e quindi oltre a cercare in tutto il mondo fornitori o soluzioni innovative da presentare, lavoriamo molto con gli accessori, grafiche in abbinamento molto pulite. Siamo sempre in stretta collaborazione con l’ufficio stile.


(La Sig.ra Laganà ci fa una confidenza in merito ad un progetto nuovo che ha molto a cuore, in assoluta anteprima)

“Sto preparando un nuovo progetto che se prenderà piede sarà una grandissima soddisfazione per me, in collaborazione con una boutique di fragranze selettive di Bologna, che ha deciso di promuovere di più il Made in Italy. Inizialmente la proprietaria voleva mettersi in gioco personalmente per la creazione, ma poi venendo qui a trovarci ha trovato irresistibile la nostra realtà e ha deciso di farla fare a mio marchio. Questa collezione di fragranze sarà ispirata alla musica della città di Bologna, ogni fragranza avrà il nome di una nota. Saranno otto aromi sia parfum che ambience. Si è presentata questa possibilità, ci ho creduto e anche se non in programma ho deciso d’impegnarmi in questo nuovo progetto creativo.”

 

– Secondo lei il mercato di nicchia, la produzione in serie limitata, sarà il futuro del mondo delle fragranze?

“Assolutamente sì. E non solo del settore fragranze! Fino a 10-15 anni fa potevamo ancora permetterci di viaggiare in una classe diciamo ‘media’ di prodotto, ora vediamo che la forbice è spalancata: abbiamo i progetti di livello basso e quelli di livello alto o altissimo. Quest’attenzione del ‘consumautore’ come lo definisce Morace, è reale e quindi le persone preferiscono investire in qualcosa che le rappresenti attraverso la ricerca che c’è dietro, piuttosto che scegliere qualcosa di dozzinale.”

 

– “E come riesce a comunicare questo messaggio?”

“ Oramai questa scelta avviene quasi solo attraverso i miei clienti. Si è creato attorno alla mia azienda un certo chiamiamolo ‘appeal’. Abbiamo tentato in passato di metterci sul mercato diciamo della grande distribuzione ma abbiamo visto che non era nelle corde del nostro modus operandi. L’utilizzo di diverse materie prime, i loghi olfattivi, la ricercatezza delle materie crea un’identità ben precisa che poi non è quella ricercata da un consumatore che identifica la sua ricerca nel prezzo.  La nostra forza è che il prodotto si presenta come se stesso. Diamo una garanzia nel tempo alle aziende, abbiamo sposato la filosofia di prodotti che effettivamente hanno un’impatto forte nella loro presenza e riusciamo a cogliere quella fetta di mercato in grado di affrontare questo impegno economico. La nicchia ti consente di superare la concorrenza e i canali di distribuzione. Mentre la concorrenza ha già la sua rete di distribuzione che è poi la grande distribuzione, noi viaggiamo su canali differenti. Unici. Come le boutique, che danno più visibilità al nostro prodotto.”

 

– Secondo lei un odore, un profumo, come interagisce con noi quotidianamente?

“Innanzitutto si parla di chimica. Perché il nostro pH della pelle interagisce sul percepito. Una fragranza cambia a seconda di chi la indossa, già questa è una forte prova. Andando il profumeria per acquistare una fragranza si fa un’esperienza di laboratorio olfattivo. Il calore della pelle sprigiona una serie di molecole, un po’ come fosse una magia. Se potessimo fare una sorta di studio sociologico ne risulterebbero dati interessanti, soprattutto per la ricerca. La scelta di una fragranza è legata alle esperienze ed allo stato emotivo di chi acquista in quel momento, ed è interessante vedere come la scelta della fragranza possa cambiare. La personalità è in evoluzione. Il profumo induce a cambiamenti emozionali, per esempio anche il marketing ha effettuato test sugli effetti che alcuni odori determinano sull’acquisto.”

 

– Gli effetti di un odore quindi fanno parte della nostra mente, si fissano nella memoria, fissano immagini…

“Ma certamente. Il profumo è un qualcosa d’immaginifico. Parte della nostra memoria, fa sognare, ricorda avvenimenti, luoghi, persone. Un’esperienza unica che rimane incisa nella memoria.”

 

– Nella cosmesi è più difficile imprimere un messaggio attraverso l’odore? 

“Si certo. Abbiamo a che fare in questo tipo di prodotti con materie diverse. Non si può partire dal profumo in questo caso. Spesso abbiamo dei profumi che non possono essere applicati a soluzioni in olio e quindi bisogna studiarne di nuove. Oppure profumi che vanno bene per le soluzioni alcoholiche ma non adatte a creme. E’ molto complicato. Per esempio in un altro progetto che sto seguendo ora, oltre alle essenze biodinamiche, che sono poi quello di cui ci occupiamo noi principalmente, i prodotti di questa linea saranno composti con una percentuale organica. Da estratti di verdure o frutta, abbiamo applicato degli elementi per creare un connubio con l’alimentare. Creiamo dei mix di soluzioni, c’è una grande attenzione al prodotto, il marketing viene in secondo piano. Spesso viviamo di sogni però i nostri prodotti vengono in primo piano. Lasciamo spazio alla creatività.”

 

 

– Premesso che i vostri primi clienti sono le aziende, il vostro consumatore ideale sarebbe quello di fascia alta quindi?

“Sì sicuramente di fascia alta, volendo anche medio alta. Mi piacerebbe pensare che anche un consumatore di fascia media di tanto in tanto possa concedersi diciamo il ‘lusso’ di acquistare un nostro prodotto. I prodotti che escono da qui e che usciranno sicuramente saranno avvicinabili, anche perché da un certo punto di vista alcuni prezzi sono assolutamente ingiustificati.”

 

– Qual’è il suo primo ricordo olfattivo?

“Che domanda! Dunque… credo il pane, sì, il pane fragrante. “

 

– È un ricordo d’infanzia? 

“Si mi ricorda quando andavo in vacanza da piccolina e vicino a me c’era questo forno che tutte le mattina sfornava del pane caldo.”

– Quindi diciamo che lei il naso l’ha sempre usato sensibilmente?

“Be certo. Ma come poi tutta l’arte, cantare, sono proiettata verso il mondo creativo.”

 

– Esiste una sorta di naso metaforico, quando si dice “andare a naso”, possiamo dunque dire che inconsciamente ci orientiamo attraverso di esso?

“Ovviamente sì. Fin dalla preistoria, incontriamo altre persone e inconsciamente fin da subito abbiamo una percezione (olfattiva) di chi abbiamo davanti. Gli odori inviano messaggi ben precisi al nostro cervello. Se sappiamo cogliere questa percezione possiamo sfruttarla in tanti modi.”

 

 

– Potremmo riuscire anche a se si può dire “ingannare” chi ci è di fronte attraverso un profumo, per dare un’immagine diversa da quello che siamo?

“Ci sono studi approfonditi su questo argomento, a volte non sappiamo neppure di trasmettere un’immagine di noi attraverso un profumo.  Perché sono più che altro cose inconsce, ci vorrebbero dei veri e propri studi approfonditi su questo argomento. Se ci si avvicina ad una persona molto spesso è per l’odore, anche solo il fatto che etnie diverse hanno odore di pelle differenti. Più o meno forti, questo dipende dal livello ormonale.”

 

– Non esiste un vero e proprio ‘odore vincente’ sull’acquisto per esempio?

“Diciamo che è sempre una cosa molto personale, è ovvio che ci sono determinati tipi di profumi che possono piacere di più: uno speziato, un fiorito, un ozonato, un fruttato. Questo poi dipende anche dall’abilità di miscelare queste note per poi poterle vendere sul mercato. Fino a poco tempo fa per esempio c’era la tendenza alla mono nota. Però l’amonia, la rapsodia diciamo è creata da un insieme di note.”

 

– Infine le chiedo, lei propone concept olfattivi. Che cos’è un concept olfattivo se dovesse descriverlo?

“Per creare un concept olfattivo è necessario per me entrare in empatia con l’azienda con cui sto collaborando. Noi abbiamo una sorta di mood che seguiamo: andiamo in azienda, cercando di captare gli elementi di identificazione dell’azienda. Quale immagine che vogliono trasmettere, molto importante è l’intervista con la persona di riferimento. Capire, studiare come si pongono, quello che dicono. Dobbiamo identificarli non solo attraverso l’immagine che trasmettono ma anche identificare il target  che vogliono colpire e colpirlo. Devo fare una fragranza che identifichi ma che si possa vendere ad una certa fascia di mercato ed è molto complicato, da qui andiamo in laboratorio e proviamo a immaginare quella che potrebbe essere la composizione ideale. Ne prepariamo una decina e poi creiamo questi bar à perfume con dei bicchieri in vetro colorati inglesi. Così la fragranza sulla mouillette è lasciata decantare per poi far uscire le note successivamente. Il lavoro è molto rigoroso, di solito si danno dei voti a tutti i loghi olfattivi e man mano scremiamo fino a farne diventare tre. A questo punto vengono portati in azienda e fatti sentire allo staff di riferimento che deciderà per il logo più idoneo. Solitamente sono anche io che cerco di indirizzare e consigliare per uno piuttosto che l’altro. È un processo che dura vari mesi, circa due mesi. Poi dipende poi dall’attenzione, dalla dedizione, dal tempo che dedicano al progetto.”
Di seguito potrete vedere le immagini che ho catturato in azienda. Lo showroom è decisamente coerente ed in linea con la mission di Angela Laganà. Tutto molto organico e con una sensazione di essenzialità che non s’impone nell’ambiente, lo accompagna piuttosto. Lo spazio è grande, ospita spesso eventi e a presiederlo è un mix di odori incredibili.

 

 

 

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